I PROMESSI SPOSI OPERA MODERNA:arte a trecentosessanta gradi

Roma, Gran Teatro  –  Domenica 13 novembre 2011

Il più grande romanzo della letteratura Italiana, scritto da Alessandro Manzoni nel 1800 (1840 in pubblicazione definitiva) diventa fruibile oggi in modo nuovo, attraverso il Musical.

Un cast eccezionale di cantanti/attori e splendidi ballerini sempre in scena, a ripercorrere  la storia d’amore fra Lorenzo Tramaglino e Lucia Mondella con le splendide musiche di Pippo Flora e la sapiente regia di Michele Guardì.

Una chiave di lettura visiva, moderna, che fa apprezzare con rinnovato piacere un’opera che ha segnato profondamente la nostra cultura, dove il vecchio e il nuovo si rincorrono continuamente in una scelta voluta come nel romanzo,  a cominciare dalla primissima scena.

Sul palco tutta la compagnia, persino i macchinisti, le truccatrici e le sarte che aiutano gli attori a vestirsi davanti a specchi da camerino teatrale. I cantanti ripassano i brani, il Maestro d’armi (Renzo Musumeci Greco) esegue prove di duello con Don Rodrigo, mentre Gertrude, Renzo, Lucia, il Conte Attilio e i Bravi si immedesimano nei personaggi, regalando al pubblico un assaggio di parole e musica che avvolgeranno la sala di lì a pochi istanti.

Un inizio forte e delicato a un tempo, che appare come un omaggio alla grandezza dell’ autore Alessandro Manzoni, quasi a dire: Ecco, da parte tutti noi, dedicato a te.

Quanta rabbia mista a passione nel motivo che Don Rodrigo prova, rivolgendosi a Lucia: [cit.“ Tu mi scoppi nella mente, tu mi scoppi nelle vene, un amore senza leggi, senza regole e catene…”]

La forza di alcuni dei valori su cui è imperniata tutta l’opera sembra essere racchiusa qui, in poche frasi: l’amore, il potere, la giustizia che può essere manovrata, distorta, adattata all’arroganza, sottoposta alla violenza, infangata dalla superbia.  Don Rodrigo non parla di vero amore ma di capriccio, passione, dominio [cit.“ Le ragioni dell’amore, sconosciute ai prepotenti”] così gli fa eco il coro che rappresenta la gente semplice, il popolo che crede in un sentimento puro come quello provato dai protagonisti, gente semplice che si difende con un’ unica arma contro l’arroganza dei Signori: la fede che vince sopra ogni cosa, speranza più forte del desiderio di vendetta.

 Dopo questa premessa dal forte impatto scenico, comincia la magia: “ Ti ho cercato….Ti ho aspettato…” un duetto in cui Renzo e Lucia (Graziano Galatone e Noemi Smorra i primi attori) esprimono l’intensità del loro amore in un leit motiv che nei due atti tornerà a ricalcare il sentimento dei  giovani protagonisti in momenti diversi, segnati dalla gioia di veder presto realizzato un sogno, dalla disillusione, dalla nostalgia, dal rimpianto e infine dal ritrovamento di un’estasi che sembrava perduta.

 Esilarante la figura di Don Abbondio (un bravissimo Antonio Mameli), sia nel brano “ Non s’ha da fare”con il Griso (Vincenzo Caldarola) e un Bravo (Lorenzo Praticò), sia con la Perpetua (Chiara Luppi), figurina emblematica di donna devota, goffa e chiacchierona.  

Intensa la rappresentazione dell’incubo di Don Abbondio, perseguitato anche nel sonno dai Bravi. Saltano da ogni parte, quasi lo calpestano e gli ripetono di trovare aiuto e rassicurazione proprio nella persona che ha meditato l’intrigo: Don Rodrigo ( un Giò di Tonno che riempie la scena con voce potente e  piglio leonino), il ragno che tesse la tela vischiosa nella quale il prelato si trova irrimediabilmente incastrato, come una preda.

 “ Viva la sposa” è il brano della festa, la festa con cui le popolane celebrano Lucia in uno stretto dialetto lombardo. Un tripudio di colori, un coro gioioso di ballerine dalle movenze sinuose a riempire il palco.

“ Giustizia … Giustizia…” fa eco ai festeggiamenti interrotti da Renzo con la notizia degli impedimenti alle nozze.  Raggelante e rabbiosa la presa di coscienza di Agnese , la madre di Lucia,(un’intensa, sempre eccezionale, Brunella Platania) sull’impotenza della povera gente davanti agli uomini di legge,ai prepotenti, in barba al principio per cui tutti nasciamo liberi e uguali.

A dimostrazione di ciò, l’incontro di Renzo con l’Avvocato Azzeccagarbugli (il bravo Cristian Mini), la cui bilancia della [ cit. “Ratio et non nequitia”] cadrà rumorosamente dalla parte del piatto di Don Rodrigo.

 Si susseguono momenti toccanti che colpiscono gli spettatori come dèja-vù.

Frà Cristoforo(con la grande voce di Christian Gravina) confessa gli spettri del suo passato da assassino e la sua redenzione. Cerca quindi un approccio ragionevole con Don Rodrigo per poi arrendersi al sotterfugio: la fuga dei promessi verso Monza e Milano.

L’ “ Addio ai Monti” di Renzo, Lucia e Agnese strappa al pubblico le prime lacrime di commozione mentre si allontanano su una barca dai loro luoghi di nascita per inseguire una giustizia difficile, lontana, già divorati dalla nostalgia.

Sempre attuale l’assalto ai forni, quasi una premonizione del Manzoni su quelli che sono i corsi e ricorsi storici dove, seppur con modalità diverse, il “popolo” si ritrova nei medesimi momenti di impasse.

L’incontro con Gertrude (affascinante interpretazione di Rosalia Misseri), la Monaca di Monza, è uno dei più toccanti in assoluto. La suora chiamata “Signora” ricorda se stessa da piccola, la sua vita distrutta da un destino imposto, pilotato, mai desiderato. La scena è ambientata nel chiostro del convento in un giardino pieno di rovi, dove un grande albero spoglio torreggia come uno scheletro. Un’atmosfera ossessiva, cupa, in cui fa la sua comparsa Gertrude bambina stringendo fra le manine una bambola.

 Ne “ La Bambola col Velo” la piccola racconta la sua voglia tenera di giocare sognando di vestire abiti da principessa e poi l’incubo – che torna come uno spettro- di ritrovarsi fra le mani la promessa di una se stessa adulta, ingabbiata, celata per sempre dietro la grata della clausura, coperta e mortificata da un abito nero che la fa apparire vecchia, non più bella. La frase: [cit.“i tormenti ti hanno fatto…”]straziante, pronunciata da una voce di bimba, fa a pezzi il cuore. Gertrude si è fermata lì, la sua vita è finita lì, quando da piccolina è stata messa di fronte alla realtà di non poter avere sogni, speranze, una vita.

Unico raggio di sole un amore segreto, quello con Egidio (interpretato con voce splendida dal bel Enrico D’Amore) [cit. “ uno straccio d’amore alla notte rubato…”], il peccato in nome del quale la Signora si farà convincere a lasciar uscire Lucia da sotto l’ala protettrice del convento.

La figura dell’Innominato (interpretato come sempre magistralmente da Vittorio Matteucci) e poi il rapimento di Lucia, sono altri momenti di forte impatto scenico. L’Innominato viene rappresentato come un’anima nera sulla quale aleggiano pensieri malvagi come brandelli di oscurità. Tra lui e i suoi tenebrosi bravi, il Nibbio.

A rischiarare quella tenebra l’aura dell’amore puro e della fede di Lucia, che da tormentata diventa incarnazione del tormento per l’Innominato. Grazie a lei, il vuoto in cui si è perso viene riempito da un sentimento: la pietà verso una povera donna innocente.

“Un Uomo Niente”, è il brano con cui l’Innominato esprime tutta la sua disperazione,  anelando alla morte come unica fonte di salvezza per la sua anima nera.

L’uomo senza nome sta per togliersi la vita quando il popolo in festa lo distoglie, introducendolo alla salvezza vera: l’incontro con il Cardinale Borromeo, l’incontro con quella Pace che è consolazione per i figli del Signore.

Sulle note di “Solo il Silenzio” la scena emozionante dell’abbraccio fra l’oscurità e la luce di Dio.

 Struggenti le scene sugli appestati, in particolare: “ La madre di Cecilia”. Chi non ricorda questa storia nella storia, toccante già fra i banchi di scuola. Sul palco compare una donna (la voce calda di Chiara Luppi) che con l’aggressività di una leonessa difende fra le braccia il corpo della figlioletta morta, straziata dalla peste. Cerca di tenerla a sé il più possibile, paga i Monatti perché non gliela strappino via: vuole sistemarla lei stessa sul carro della morte, con cura straziante e attenzione, come se quella veste bianca in cui è avvolta la piccina fosse l’abito della festa. Il grido sul finale della canzone, mentre il carro si allontana, strappa le lacrime al solo ricordo: [cit. “ Cecilia, bambina mia…Figlia, portami via…”]

 Si susseguono gli eventi fra “ Il Lazzaretto” e “ Il Pane del Perdono”, simbolo che porta Renzo a rinunciare alla vendetta,facendogli provare compassione per un Don Rodrigo ormai consumato dalla peste,  livella beffarda che non fa distinzione fra aguzzini, potenti e arroganti, e vittime, povera gente.

 Sulle note di “ Padre Nostro” l’invocazione alla fine della peste e la liberazione dei Figli di Dio attraverso una pioggia salvifica che lava via il male, il dolore e i peccati, lacrime del Padre in nome del quale la Fede trionfa, la Giustizia trionfa, l’Amore trionfa.

Come in apertura, tutta la compagnia è sul palco.

Il Cast

RENZO – Graziano Galatone

LUCIA – Noemi Smorra

AGNESE – Brunella Platania

DON ABBONDIO –Antonio Mameli/ Salvatore Salvaggio

PERPETUA/ LA MADRE DI CECILIA – Chiara Luppi

FRA CRISTOFORO/IL CARDINALE BORROMEO – Christian Gravina

L’AVVOCATO AZZECCAGARBUGLI/IL CONTE ATTILIO – Cristian Mini

L’INNOMINATO – Vittorio Matteucci

IL GRISO – Vincenzo Caldarola

BRAVO- Lorenzo Pratico’

DON FERRANTE/MAESTRO D’ARMI – Renzo Musumeci Greco

EGIDIO – Enrico D’Amore

LA MONACA DI MONZA – Rosalia Misseri

DON RODRIGO – Gio’ Di Tonno

Abbiamo apprezzato molti di loro in altri Musicals come: Tosca Amore Disperato, La Divina Commedia, Notre Dame de Paris, Dracula Opera Rock, Jesus Christ Superstar.   

 http://www.ipromessisposi-operamoderna.it/

Personalmente, mi auguro che opere come questa riescano a far diffondere e radicare in Italia come all’estero la cultura del Musical, per dare all’arte la possibilità di abbracciare tutte le sfere in cui si esplica, dalla Letteratura alla Musica…coinvolgendo spettatori di tutte le età.

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2 thoughts on “I PROMESSI SPOSI OPERA MODERNA:arte a trecentosessanta gradi

  1. Splendido post Miriam! Mi hai fatto venire una voglia di vedere questo musical. E dire che non amo particolarmente I promessi sposi, o almeno, non tutte le sue parti. Hai proprio ragione in altre parti del mondo ormai è radicata la cultura del musical, pensa che un amico va a Colonia l’8 dicembre per ascoltare Rebecca. Ma già il fatto che opere così ci siano e siano seguite e apprezzate fa ben sperare. Un caro saluto!

  2. Grazie Claudia, sei sempre molto carina.
    Spero davvero che tu abbia modo di vedere questo spettacolo, lo consiglio calorosamente è bellissimo!
    Un caro saluto a te, a presto!

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